Il 25 Aprile è la Festa della Liberazione, è una festa importante per noi che abbiamo a cuore la democrazia, l’antifascismo e la Costituzione.
Per questo al circolo ARCI Mis(s)kappa e all'ANPI di Udine è venuta l’idea di costituire un “Coro Popolare della Resistenza”, un coro in cui si canteranno le canzoni che accompagnavano i partigiani sui monti, quelle che hanno cantato i nostri nonni.
Cerca nel blog
lunedì 27 agosto 2012
Lunedì 27 agosto, ore 2
…Ai Colonos di Villacaccia (Lestizza, Ud)… Canzoni, barzellette, puttanate in friulano: il carnevale ad agosto. Ingresso libero, tutti invitati.
Spetacul e premiazion dal concors par un romanç in trê riis
Cun Claudia Grimaz, Massimo Somaglino,
Carlo Tolazzi, Nicoletta Oscuro, Paolo Cecere
e altris
Musiche cui Dodi e Monodi + Frizzi Comini Tonazzi
Presentazion dal gnûf CD
“Sclopetadis” (progjet Colonos)
Chavela Vargas, al secolo Isabel Vargas Lizano (San Joaquín
de Flores, 17 aprile 1919 – Cuernavaca, 5 agosto 2012), è stata una cantante
messicana originaria della Costa Rica.
Si trasferì in Messico a 14 anni, dove iniziò a cantare per
le strade. Divenne professionista nei tardi anni cinquanta, le sue prime
registrazioni sono del 1961. Divenne popolare negli anni sessanta e settanta,
sia in patria che in Europa e soprattutto in Spagna. Frequentò personaggi noti
del tempo come Frida Kahlo (di cui fu anche amante), Diego Rivera e Luis
Echeverría, presidente del Messico dal 1970 al 1976.
Vittima dell'alcolismo si ritirò nel 1979. Nel 1990 tornò
sulle scene accentando una parte nel film di Werner Herzog, Grido di pietra.
Negli anni novanta Pedro Almodovar rese omaggio a Chavela,
scegliendo le sue canzoni per le colonne sonore di alcuni film, presentandola
così al grande pubblico. Ha anche partecipato al film, dedicato all'amica e
amante Frida Kahlo, Frida di Julie Taymor, in cui interpreta La llorona (ma
nella colonna sonora è presente anche Paloma negra). L'attrice protagonista e
produttrice, Salma Hayek, che l'ha voluta nel film, ha dichiarato: «Chavela non
è una cantante messicana, Chavela è il Messico»
Chavela Vargas Madrid il 1º luglio 2006 canta al gay pride
Personaggio eclettico e trasgressivo, negli anni sessanta
girava per il Messico vestita da uomo, fumando il sigaro e portando con sé una
pistola. Non nascose mai il suo interesse per le donne ma solo a 81 anni
dichiarò pubblicamente la sua omosessualità; nello stesso anno la Spagna le
consegnò la più alta onorificenza del paese al valore artistico.
È una leggenda della musica ranchera messicana, canzoni
romantiche che raccontano di donne, storie romantiche e cuori infranti.
Memorabili i suoi concerti nei quali si esibiva con i tipici costumi messicani
ed il suo inseparabile poncho rosso.
Questa
festa nasce da un gruppo di partigiani comunisti, nelle Farcadizze si
costituirono le prime formazioni partigiane garibaldine di Faedis (Faedis fu
soprattutto centro di reclutamento formazioni garibaldine) fin dai primi giorni
dopo l’8 settembre. Questi amici comunisti, finita la guerra, nonostante la
cortina, continuarono ad incontrarsi tra queste montagne.
Poi uno di
loro lasciò per testamento la possibilità ai posteri di continuare a fare la
Festa del Pci .Così oggi i giovani comunisti di Faedis continuano a farla..
Nasce poverissimo a La Plata in una famiglia funestata dall'abbandono del padre. La madre provvede a lui e ai suoi sei fratelli, come può. Entra giovanissimo nel mondo dell'arte, canta e compone: testi densi di ironia, belli, convincenti, che l'uomo della strada può apprezzare e condividere. Ma in Argentina la libertà è solo in prestito: il golpe dei colonnelli, migliaia di morti, di desaparecidos, di violenza tremenda, lo costringe a fuggire per evitare la sorte capitata ad altri colleghi che non si piegano a quella bolla di fascismo sanguinario. Saltella di Paese in Paese, conquista pubblico mentre canta la pace e l'amore. Si era formato negli anni della rivolta sociale, il '68, aveva incontrato e apprezzato Luis Borges. Si sposa, sua moglie partorisce un figlio ma li perde entrambi nel 1978 in un incidente aereo. Dopo la cacciata dei colonnelli torna in Argentina ma ormai non si ferma più: gira in 165 paesi, si esibisce in otto lingue. «No soy de aqui, ni soy de alla»: titolava così la sua canzone più famosa, scritta e cantata negli anni Settanta, con la quale raggiunse una notorietà bel oltre il continente sudamericano. Cantava di non essere né di qua né di là , una sorta di programma, anche questo, politico che oggi la cultura di massa forse troverebbe ostico. Nel 96, l'Onu lo aveva dichiarato messaggero di pace. Ma il carnefice è venuto a colpirlo lo stesso, quindici anni dopo alla fine dell'ennesima tournée.
È una canzone di libertà, la libertà di espressione. Un diritto che gli è stato negato non solo durante la sua prigionia ma anche dopo la sua morte.
Dopo averlo ucciso, i militari cileni non solo proibiscono la vendita dei suoi dischi, ma ordinano la distruzione delle matrici.
Mi hanno colpito i versi dove dice:
"...il canto ha senso quando scorre nelle vene di chi morirà cantando le verità autentiche"
direi un testo premonitorio....
In questa canzone Victor spiega perché ha scelto di cantare... non perché ha una bella voce o perché prova piacere nel farlo ma perché usa la musica per raccontare verità (magari sconvenienti), per difendere il diritto alla libertà, per far sì che la gente prenda coscienza di quel che è successo e di quel che succede... non come altri cantanti dell'epoca che scelgono la canzone del momento o quella straniera che va di moda...
Cantare in quel modo, per lui non ha senso... è uno che, anche quando canta, si prende le sue responsabilità... uno che si schiera, uno che "lavora" con la chitarra, come Violeta (Violeta Parra,sua grande amica), uno che ha pagato un prezzo troppo alto ed è stato assassinato per aver "cantato" le sue idee, le sue verità...
Credo che la sua morte è una prova più che sufficiente del fatto che IL CANTO scorreva veramente nelle sue vene.
Questa canzone è stata cantata anche da Heredia Victor, anche lui faceva parte delle liste "nere" durante la dittatura militare in Argentina ma dopo la ripercussione mondiale dell'assassinio di Victor Jara i militari argentini preferirono il desaparecido ignoto a quello popolare.
Victor Jara,il tuo sacrificio non è stato vano... e tanti cantautori argentini ti devono la vita...
"...canto che ha sido valiente, siempre serà canciòn nueva"
Una canzone che con le sue parole,ha avuto il coraggio di raccontare "certe cose" non passerà mai di moda...sarà una canzone di tutti i tempi. Marcia Rosati
Quando i
comuneros zapatisti salutano qualcuno che hanno conosciuto ed apprezzato, gli
dicono: "che questo incontro non sia il primo né l'ultimo". Così,
effettivamente, è accaduto nella riunione tra le comunità zapatiste e le
organizzazioni di Vía Campesina che ha avuto luogo in Chiapas. Un incontro che
viene da tempi e spazi diversi e che, come ruscelli che convergono dal
sottosuolo, dalle montagne o dai boschi, si incontrano per formare stagni,
sorgenti, fiumi e mari e poi, convertiti in pioggia, percorrono il mondo e
tornano ad essere terra, semi, bosco, viscere della terra.