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mercoledì 17 agosto 2016

Bella Ciao è un simbolo in tutto il mondo e riesce a riempire una piazza anche a Parigi


venerdì 26 febbraio 2016

e il coro onora la cultura hippy

La celebre canzone, un inno della contro-cultura californiana, dei figli dei fiori e degli hippy, arrivata alla cultura di "serie A" attraverso prima il musical "Hair" ("Capelli") del 1969, del quale è il tema principale, poi del film omonimo di Milos Forman del 1979, quando la fase hippy era ormai abbondantemente finita (praticamente già una operazione nostalgia), era interpretata nel musical dai 5th Dimension, che la portarono al successo internazionale (6 settimane al numero 1 in USA, 3 milioni di copie vendute) in una versione particolare, un medley dei due brani "Aquarius" e "Let the Sunshine In".
I 5th Dimension erano un gruppo vocale R&B abbastanza soft, che avevano già portato al successo un loro precedente album (e hit) Up, Up and Away.
When the moon is in the Seventh House
and Jupiter aligns with Mars
Then peace will guide the planets
And love will steer the stars

This is the dawning of the age of Aquarius
The age of Aquarius
Aquarius! Aquarius!

Harmony and understanding
Sympathy and trust abounding
No more falsehoods or derisions
Golden living dreams of visions
Mystic crystal revelation
And the mind's true liberation
Aquarius! Aquarius!

When the moon is in the Seventh House
and Jupiter aligns with Mars
Then peace will guide the planets
And love will steer the stars

This is the dawning of the age of Aquarius
The age of Aquarius
Aquarius! Aquarius!
As our hearts go beating through the night
We dance unto the dawn of day
To be the bearers of the water
Our light will lead the way

We are the spirit of the age of Aquarius
The age of Aquarius
Aquarius! Aquarius!

Harmony and understanding
Sympathy and trust abounding
Angelic illumination
Rising fiery constellation
Travelling our starry courses
Guided by the cosmic forces
Oh, care for us; Aquarius

Let the sunshine
Let the sunshine in
The sunshine in

Let the sunshine
Let the sunshine in
The sunshine in






giovedì 11 giugno 2015

Oltre il ponte

Un bellissimo testo di Calvino, nato ovviamente dall'esperienza di Cantacronache, ricorda la sua militanza nella Resistenza e la necessità di tramandare alle future generazioni i valori che stavano alla base di quella scelta. 

È stato recentemente interpretato anche da Moni Ovadia insieme ai Modena City Ramblers nell'album collettivo "Appunti Partigiani" (con un arrangiamento musicale ispirato alla musica originale di Sergio Liberovici e al tradizionale irlandese "The Blacksmith"). Ancora più recentemente è entrato a far parte, con risultati straordinari, del repertorio degli Apuamater Indiesfolk di Davide Giromini, che la propongono spesso durante i loro spettacoli (così, ad esempio, il 1° maggio 2008 a Sesto Fiorentino, all'Istituto De Martino).




O ragazza dalle guance di pesca,
O ragazza dalle guance d'aurora,
Io spero che a narrarti riesca
La mia vita all'età che tu hai ora.
Coprifuoco: la truppa tedesca
La città dominava. Siam pronti.
Chi non vuole chinare la testa
Con noi prenda la strada dei monti.

Silenziosi sugli aghi di pino,
Su spinosi ricci di castagna,
Una squadra nel buio mattino
Discendeva l'oscura montagna.
La speranza era nostra compagna
Ad assaltar caposaldi nemici
Conquistandoci l'armi in battaglia
Scalzi e laceri eppure felici.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore.

Non è detto che fossimo santi, 
L'eroismo non è sovrumano,
Corri, abbassati, dài, balza avanti,
Ogni passo che fai non è vano.
Vedevamo a portata di mano,
Dietro il tronco, il cespuglio, il canneto,
L'avvenire d'un mondo più umano
E più giusto, più libero e lieto.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore.

Ormai tutti han famiglia, hanno figli,
Che non sanno la storia di ieri.
lo son solo e passeggio tra i tigli
Con te, cara, che allora non c'eri.
E vorrei che quei nostri pensieri,
Quelle nostre speranze d'allora,
Rivivessero in quel che tu speri,
O ragazza color dell'aurora.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore. 

mercoledì 21 gennaio 2015

Festa D'Aprile

"Divertente" canzone composta da Sergio Liberovici e Franco Antonicelli nel 1948, elaborando i testi degli stornelli che venivano mandati in onda dall'emittente partigiana Radio Libertà (che trasmetteva da Sala Biellese)



E' già da qualche tempo che i nostri fascisti si fan vedere poco e sempre più tristi, hanno capito forse, se non son proprio tonti, che sta arrivare la resa dei conti. Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia per conquistare la pace, per liberare l'Italia; scendiamo giù dai monti a colpi di fucile; evviva i partigiani! è festa d'Aprile. Nera camicia nera, che noi abbiam lavata, non sei di marca buona, ti sei ritirata; si sa, la moda cambia quasi ogni mese, ora per il fascista s'addice il borghese. Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia... Quando un repubblichino omaggia un germano alza il braccio destro al saluto romano. ma se per caso incontra partigiani per salutare alza entrambe le mani. Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia... In queste settimane, miei cari tedeschi, maturano le nespole persino sui peschi; l'amato Duce e il Fuhrer ci davano per morti ma noi partigiani siam sempre risorti. Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia... Ma è già da qualche tempo che i nostri fascisti si fan vedere spesso, e non certo tristi; forse non han capito, e sono proprio tonti, che sta per arrivare la resa dei conti. Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia...


giovedì 18 dicembre 2014

Free Nelson Mandela



Liberate Nelson Mandela 
Liberate, Liberate, Liberate Nelson Mandela 
Liberate Nelson Mandela
Ventuno anni in prigionia
Le sue scarpe sono troppo piccole per i suoi piedi
Il suo corpo ha subito abusi, ma la sua mente è ancora libera
Siete così ciechi da non riuscire a vedere?

Dico Liberate Nelson Mandela 

Vi sto implorando
Liberate Nelson Mandela 

Ha perorato le cause dell'ANC [African National Congress]

Solo un uomo in un grande esercito
Siete così ciechi da non riuscire a vedere?
Siete così sordi da non riuscire ad udire il suo appello?

Liberate Nelson Mandela 

Vi sto implorando Liberate Nelson Mandela 

Ventuno anni in prigionia 

Siete così ciechi da non riuscire a vedere?
Siete così sordi da non riuscire ad udire?
Siete così stolti da non riuscire a parlare?

Dico Liberate Nelson Mandela 

Vi sto implorando
Oh, Liberate Nelson Mandela, liberate
Nelson Mandela vi sto implorando
implorando, Vi prego, liberate Nelson Mandela
liberate Nelson Mandela 
Ve lo sto dicendo, dovete liberare Nelson Mandela

Free Nelson Mandela


Homeless



Nel 1984, cercando ispirazione in seguito al fallimento di critica e commerciale dell'album Hearts and Bones, Paul Simon rimase affascinato da una cassetta che suonava regolarmente in macchina, una compilation di gruppi sudafricani chiamata Accordion Jive Hits, II.Nel 1985, presi dei contatti grazie all'etichetta discografica con alcuni gruppi locali, Simon volò in Sudafrica.
Era un momento critico per il paese. Il regime dell'apartheid era in una delle fasi più dure. Le Nazioni Unite avevano approvato sanzioni economiche e un boicottaggio culturale.
la sua operazione gli permise non solo di sfornare il capolavoro ineguagliato della sua carriera, ma anche di far conoscere al mondo la musica nera sudafricana e di dimostrare il potere dell'espressione artistica di superare l'oppressione politica, e l'abilità degli artisti di diversissime culture ed esperienze di riuscire a trovare una voce comune per comunicare. Graceland fu anche criticato per non avere dei testi esplicitamente impegnati, anzi in molte canzoni stupiva l'accostamento tra le musiche africane e i testi surreali e spiccatamente newyorchesi dell'artista americano. Comunque al tour africano seguito alla pubblicazione dell'album, parteciparano - oltre ai musicisti che avevano registrato la versione in studio - anche i celebri esiliati Miriam Makeba e Hugh Masekela.
Tuttavia anche nell'album c'è un testo che, anche se non esplicitamente, racconta le sofferenze del popolo sudafricano ed è la traccia più particolare e più “africana” dell'album, “Homeless”. Si tratta di una lunga composizione eseguita completamente a cappella.
L'incredibile gruppo che accompagna Paul Simon in questo pezzo cantando le parti in zulu si chiama Ladysmith Black Mambazo, che significa “Il martello nero di Ladysmith”, una township sulla costa orientale del Sud Africa. Simon li aveva visti in un documentario (Rhythm of Resistance: The Music of South Africa) sull'uso della musica nella resistenza all'apartheid.
Secondo il libretto dell'album, Simon spedì a Joseph Shabalala, il leader del gruppo, un provino in cui cantava "We are homeless/ Moonlight sleeping on a midnight lake," e chiese al musicista sudafricano di continuare la storia in zulu e di aggiungere tutte le variazioni melodiche e ritmiche che credeva.
Il testo, che alterna le lingue zulu e inglese, descrive l'esperienza del gruppo di essere senza casa nel loro stesso paese, per le violenze e le deportazioni subite dai neri sudafricani sotto il “vento forte” del governo dell'Apartheid.
L'introduzione è basata su una canzone nuziale tradizionale zulu, ma il testo è stato riscritto. Nella versione incisa su Graceland recita “Ehi, Signore, dormiamo su una rupe”.
"Homeless, homeless," ribadisce la canzone. Questo potrebbe descrivere letteralmente la condizione dei senzatetto e della povertà delle township sudafricane. O più in generale potrebbe parlare della condizione di una popolazione sottomessa all'apartheid, esiliata nella sua stessa terra. Ricordiamo che nel Sudafrica razzista la popolazione nera era stata forzatamente trasferita nelle cosiddette "township" (la più famosa è Soweto - contrazione di South Western Township - alla periferia di Johannesburg).
"Moonlight sleeping on a midnight lake." come magra consolazione di non avere un tetto, l'homeless si gode lo spettacolo della luce della luna che si specchia su un lago a mezzanotte. Inoltre, la labilità della luce sull'acqua, visibile ma inconsistente, potrebbe simboleggiare le difficoltà dei protagonista..
I versi successivi potrebbero benissimo essere pronunciati da qualcuno che si ritrova senza tetto “Cuore mio / Il freddo mi ha già ucciso”, dove il freddo potrebbe essere letterale, o figurato a rappresentare l'esclusione dalla società sudafricana della popolazione nera.
Le parole "somandla angibulele mama” dovrebbero significare “Dio onnipotente sta dormendo / riposando, mamma”, come se anche Dio li avesse abbandonati nella lotta. Mamma non è da intendersi letteralmente: nella cultura africana qualsiasi donna anziana viene chiamata Mamma.
“I forti venti distruggono le nostre case/Molti morti, stasera potresti essere tu”. L'apartheid ha distrutto le case e la patria dei Sudafricani, portandoli all'isolamento, alla povertà e alla morte. E non pensare che non possa succedere anche a “te”, che “tu” viva in un'altra città del Sudafrica, del continente, o del pianeta.
La sezione “Somebody say...” è basata su un'altra canzone di Ladysmith che era piaciuta a Paul Simon, che ha riscritto il testo in inglese. I versi chiedono sia aiuto “Somebody sing, 'Hello!'” che resistenza: “Somebody cry, Why, Why, Why?”
La canzone vera e propria è ora finita, e il gruppo si concede un momento di autoincensamento per aver registrato questa canzone nei mitici Abbey Road studios di Londra, dove avevano lavorato anche i Beatles. “Siamo i vincitori/abbiamo conquistato l'Inghilterra”.
Il finale è una classica chiusa per le canzoni di Ladysmith Black Mambazo e si potrebbe tradurre come “Abbiamo il piacere di annunciare all'intera nazione che noi siamo i migliori a cantare in questo stile”, dove lo stile è lo isicathamiya, simile allo spiritual diffuso negli Stati Uniti.

Riguardo al significato della canzone, Joseph Shabalala ha detto, “Siamo lontani da casa e dormiamo. I nostri pugni sono i nostri cuscini”

mercoledì 24 settembre 2014

Nkosi Sikelel' iAfrika




Nkosi Sikelel' iAfrika/Die Stem van Suid-Afrika è l'inno nazionale del Sudafrica dal 1997. È composto dall'unione di due precedenti inni: Nkosi Sikelel' iAfrika e Die Stem van Suid-Afrika. Il primo (il cui titolo, in lingua xhosa, significa "Dio protegga l'Africa") fu composto nel 1897 dal sudafricano Enoch Sontonga (ca. 1873 - 1905), e dal 1925 fu l'inno dell'African National Congress (ANC). Il secondo (il cui titolo, in afrikaans, significa "Il richiamo del Sudafrica") fu composto nel 1918 da C. J. Langenhoven, e fu prima il secondo inno della colonia sudafricana dal 1936 al 1957 , per poi diventare inno nazionale tra il 1957 e il 1994 (sebbene non venne più eseguito ufficialmente dopo il 1991 perché ritenuto simbolo dell'Apartheid). Tra il 1994 e il 1997 Nkosi Sikelel' iAfrica venne affiatato a Die Stem come secondo inno nazionale; nel 1997l'African National Congress accorpò una strofa di Die Stem a Nkosi Sikelel' iAfrica, creando così il nuovo inno ibrido tuttora in uso.

da Nkosi Sikelel' iAfrika:

Nkosi sikelel' iAfrika
Maluphakanyisw' uphondo lwayo,
Yizwa imithandazo yethu,
Nkosi sikelela, thina lusapho lwayo.
(xhosa e zulu)
Morena boloka setjhaba sa heso,
O fedise dintwa le matshwenyeho,
O se boloke, O se boloke setjhaba sa heso,
Setjhaba sa South Afrika - South Afrika.
da Die Stem:
Uit die blou van onse hemel,
Uit die diepte van ons see,
Oor ons ewige gebergtes,
Waar die kranse antwoord gee,
Sounds the call to come together,
And united we shall stand,
Let us live and strive for freedom,
In South Africa our land.
Dio benedica l’Africa
possa la sua gloria innalzarsi
ascolta la nostra richiesta
Dio, benedici noi, i tuoi bambini.
Dio, ti chiediamo di proteggere il nostro paese
intervieni e poni fine a tutti i conflitti
proteggici, proteggi il nostro paese,
proteggi il Sudafrica, Sudafrica
Dal blu dei nostri cieli
dalle profondità dei nostri oceani
sulle nostre eterne montagne
dove risuona l'eco fra le rocce
risuona il richiamo a unirci
e uniti saremo forti
lasciaci vivere e combattere per la libertà
in Sudafrica, nella nostra terra.


martedì 16 settembre 2014

Shosholoza


Shosholoza è un brano musicale tradizionale sudafricano, originario della Rhodesia. Il titolo è una parola zulu che significa "andare avanti" o "fare spazio al prossimo", e allo stesso tempo ricorda onomatopeicamente il fischio del treno a vapore, di cui parlano le parole del brano. Originariamente, Shosholozo veniva cantato dai lavoratori della Rhodesia che si recavano in treno nel Transvaal per lavorare nelle miniere; oggi il testo esiste in numerose varianti, e in generale fa riferimento al Sudafrica anziché alla Rhodesia (una versione tipica potrebbe essere: Muoviti veloce / su quelle montagne / treno del Sudafrica).
E' considerato il secondo inno nazionale
Il presidente sudafricano Nelson Mandela cantava questa canzone mentre lavorava durante la sua prigionia a Robben Island. Egli la descriveva come "una canzone che compara la lotta all'apartheid al movimento di un treno in arrivo" e proseguiva spiegando che "il canto rendeva il lavoro più leggero".
Tradizionalmente, Shosholoza viene cantato da gruppi di soli uomini che si alternano secondo uno schema call and response ("chiamata e risposta"). Molti artisti contemporanei hanno interpretato questo brano tradizionale: tra gli altri, Ladysmith Black MambazoPJ PowersThe GluePeter Gabriel e Helmut Lotti (Out of Africa).

Il Testo
Shosholoza
Kule ... Zontaba
Stimela siphume South Africa
Wen'uyabaleka
Wen'uyabaleka
Kule ... Zontaba
Stimela siphume South Africa
Una traduzione approssimativa del testo e'
Vai avanti
su quelle montagne
treno dal Sud Africa.
Stai correndo via
Stai correndo via
su quelle montagne


treno dal Sud Africa.

giovedì 13 febbraio 2014

il disertore

Le Déserteur è sicuramente la canzone contro la guerra e antimilitarista più celebre di tutti i tempi. Eppure la strofa finale originalerecitava, come è noto, in tutt'altro modo di quella da tutti conosciuta: Prévenez vos gendarmes, que je serai en arme et que je sais tirer, il che ne faceva una canzone non "pacifista" in senso stretto. Tutti gli "eppure" che si vuole: ma l'antimilitarista (e non "pacifista") Boris Vian scrisse una feroce canzone contro la guerra, probabilmente riferendosi a delle guerre francesi in particolare: la guerra d'Indocina appena conclusasi con la disfatta di Dien-Bien-Phu, oppure la guerra d'Algeria che stava iniziando. 

Il manoscritto della canzone porta la data del 15 febbraio 1954; viene pubblicata il 7 maggio dello stesso anno, anniversario della sconfitta di Điện Biên Phủ, e trasmessa (interpretata da Marcel Mouloudji), per la prima volta in radio dalla storica (ed ancora esistente) emittente Europe 1 (con la chiusa finale già modificata). Scoppia il putiferio. 

Malgrado le numerose modifiche via via apportate al testo (scompaiono non solo la strofa finale originale, ma anche i riferimenti al Presidente, sostituito da dei più generici Messieurs qu'on nomme grands), nel gennaio del 1955 il consigliere municipale parigino Paul Faber ottiene la censura completa della canzone in radio. Boris Vian reagisce con la sua consueta ironia, pacata ma devastante: la sua prima dichiarazione è cheMa chanson n'est nullement antimilitariste, mais, je le reconnais, violemment pro-civile ("la mia canzone non è affatto antimilitarista, ma, lo riconosco, violentemente pro-civili"); a Paul Faber invia invece una lettera aperta in cui, tra le altre cose, si legge: 

"Oui, cher Monsieur Faber, figurez-vous, certains militaires de carrière considèrent que la guerre n'a d'autre but que de tuer les gens" ("sì, caro signor Faber, figuratevi che certi militari di carriera considerano che la guerra non abbia altro scopo che quello di ammazzare gente") e, soprattutto, ciò che segue: 


"Ancien combattant", c'est un mot dangereux; on ne devrait pas se vanter d'avoir fait la guerre, on devrait le regretter - un ancien combattant est mieux placé que quiconque pour haïr la guerre. Presque tous les vrais déserteurs sont des "anciens combattants" qui n'ont pas eu la force d'aller jusqu'à la fin du combat. Et qui leur jettera la pierre ? Non. si ma chanson peut déplaire, ce n'est pas à un ancien combattant, cher monsieur Faber."

"Ex combattente" è una parola pericolosa; non si dovrebbe vantarsi di aver fatto la guerra, dovrebbe dispiacere. Un ex combattente è in condizione più di chiunque altro di odiare la guerra. Quasi tutti i veri disertori sono degli ex-combattenti che non hanno avuto la forza di arrivare fino alla fine del combattimento. E chi scaglierà loro contro la prima pietra? No. Se la mia canzone può spiacere, non è certo a un ex combattente, signor Faber".

Eliminata dalla diffusione radiofonica e discografica, "Le Déserteur" cade più o meno nel dimenticatoio; per averla cantata, Marcel Mouloudji subisce una sorta di esilio decennale dalla canzone francese; la censura viene tolta soltanto nel 1962, ma ormai Boris Vian è morto da tre anni. Nel 1966 con lo sviluppo delle protest songs e con i moti di Berkeley, viene ripresa da Peter, Paul and Mary, peraltro nella versione "edulcorata"interpretata da Mouloudji. Diviene così la canzone-simbolo che tutti conosciamo. 

Innumerevoli sono le versioni in altre lingue. In questa sezione ne saranno presentate tutte quelle reperite in rete e con altri mezzi, ma ne esistono probabilmente molte altre. 

In Italia è stata incisa per la prima volta nel 1964 (nella versione francese originale) da Margot, ovvero Margherita Galante Garrone (figlia di Alessandro Galante Garrone, moglie di Sergio Liberovici e madre di Andrea) nel periodo dei Cantacronache (1958/1960), quindi ci sono state 5 traduzioni italiane, a cura di Paolo Villaggio, Luigi Tenco, Giorgio Caproni (celebre poeta livornese), Giangilberto Monti e Giorgio Calabrese. Quest'ultima versione è quella cantata da Ivano Fossati nel suo album "Lindbergh" (1992). Ornella Vanoni l'ha inserita nella scaletta del suo tour nel 1971, ma non è affatto vero, come precisa giustamente Enrico de Angelis, che la prima incisione italiana del Disertore sia di Ivano Fossati: dopo essere stata effettivamente incisa in francese da Margot nel '64 (e più tardi da Adriana Martino), la canzone è stata incisa in italiano dal trio francese The Sunlights nel '67 e poi, tra il '71 e il '72, da Ornella Vanoni, da Serge Reggiani e da Achille Millo.

Riccardo Venturi, 29 ottobre 2004/2 luglio 2005.







In piena facoltà


egregio presidente


le scrivo la presente


che spero leggerà.

La cartolina qui

mi dice terra terra

di andare a far la guerra

quest'altro lunedì

Ma io non sono qui

egregio presidente

per ammazzar la gente

più o meno come me

Io non ce l'ho con lei

sia detto per inciso

ma sento che ho deciso

e che diserterà.

Ho avuto solo guai

da quando sono nato

i figli che ho allevato

han pianto insieme a me.

Mia mamma e mio papà

ormai son sotto terra

e a loro della guerra

non gliene fregherà.

Quand'ero in prigionia

qualcuno mi ha rubato

mia moglie e il mio passato

la mia migliore età.

Domani mi alzerò

e chiuderò la porta

sulla stagione morta

e mi incamminerò.

Vivrò di carità

sulle strade di Spagna

di Francia e di Bretagna

e a tutti griderò.

Di non partire pù

e di non obbedire

per andare a morire

per non importa chi.

Per cui se servirà

del sangue ad ogni costo

andate a dare il vostro

se vi divertirà.

E dica pure ai suoi

se vengono a cercarmi

che possono spararmi

io armi non ne ho.

La Badoglieide




Queste strofe vennero composte da un gruppo di partigiani della Quarta Banda, tra cui Dante Livio Bianco e Nuto Revelli, alle Grange di Narbone (Cuneo) nell'aprile 1944.
La musica si compone di due temi di origine distinta. Le strofe in italiano sono adattate all'aria della canzone entrata nel repertorio goliardico "E non vedi che sono toscano". Il ritornello in piemontese appartiene alla tradizione locale.
Per il contenuto antisabaudo e antibadogliano queste strofe vennero cantate, con alcune modifiche, anche da reparti militari fascisti, a dimostrazione del carattere popolare della canzone che viene riadattata e piegata anche a contenuti ben diversi da quelli espressi dall'autore.

''In una brevissima pausa del grosso rastrellamento dell'aprile 1944 (nella notte tra il 25 e il 26), in una baita d'una localita' vicino a Narbona, tra le valli Grana e Maira, otto o nove partigiani della quarta banda giustizia e liberta' (II settore), parlano, accennano ad un motivo, cantano (sono Ivanoe Bellino, Alberto e Livio Bianco, Nino Monaco, Nuto Revelli e altri). Sul motivo molto orecchiabile della canzone E non vedi che sono toscano, nasce la prima strofa, poi, in collaborazione collettiva, le altre e tutta la canzone. (Ricordi e testimonianza di Revelli.)''

(L. Mercuri C. Tuzzi ''Canti politici italiani 1793-1945'' Editori Riuniti, 1962)

''Il giorno 8 aprile il pretore di Ravenna ha emesso decreto penale di condanna contro il giovane cantante Antonio Ricci di Villanova di Bagnacavallo. Il fatto si collega al recital sulla Resistenza che il Ricci, assieme al dicitore Enzo Fabbri di Mezzano, allestì verso la fine dello scorso anno in numerose località della Romagna. Nel settembre il recital andò in scena nella frazione di San Pietro in Campiano, ma suscitò le vivaci reazioni del maresciallo dei carabinieri allorché il Ricci cantò la notissima Badoglieide di cui esiste un regolare disco commerciale. Il Ricci e' stato condannato a pagare 10 mila lire.''

(articolo dell'Unita', sabato 9 aprile 1966)

Grazzano è il paese natale di Badoglio, in cui il generate si era ritirato a vita privata dopo le sue dimissioni. La musica è stata in seguito adottata più volte nelle canzoni di fabbrica; l'ultima strofa, in particolare, con i nomi cambiati, torna in tutte le versioni.

(note tratte da Voci di mezzo)

Sull'adozione de "La Badoglieide" anche da parte di alcuni repubblichini di Salò, si legge ne "I canti di Salò" di Giacomo De Marzi:

[...] Il contenuto del canto è fortemente antimonarchico e una satira feroce aggredisce l’operato di Pietro Badoglio in alcune sequenze suggestive ed eloquenti nella loro asciuttezza: «Ti ricordi la fuga ingloriosa/ Con il re verso terre sicure?/ Siete proprio due losche figure/ Meritate la fucilazion…». Queste rime, il cui livello di cultura e di gusto è molto alto, fecero convergere verso il canto anche l’attenzione dei fascisti “repubblicani” che lo adottarono con grande entusiasmo, dopo pochi e necessari lavacri: per esempio i versi «Ti ricordi la guerra di Francia/ Che l’Italia copriva d’infamia» vennero cambiati in «Che l’Italia portava in battaglia»; scomparve anche il nome di Enrico Adami Rossi, il generale che l’8 settembre consegnò con grande solerzia la città di Torino ai tedeschi; inoltre il riferimento «All’amor di Petacci» venne sostituito da quello «All’amor dei gerarchi»; infine, quando il canto partigiano parlò di «Fascisti e vecchi cialtroni», il canto “repubblicano” optò per «Monarchici e vecchi cialtroni», con la cancellazione anche di altri riferimenti men che rispettosi alla «Camicia che non è più nera». Queste piccole operazioni di lavanderia non tolsero al canto la sua efficacia di raccontare e di descrivere il curriculum vitae del “Maresciallo d’Italia” Pietro Badoglio; i fascisti “repubblicani”, quindi, s’impossessarono con grande velocità del sarcasmo nato dalla penna dei partigiani Nuto Revelli e Livio Bianco, delle comuni analogie, delle allusioni e della medesima dimensione etico-politica. Insomma siamo di fronte ad un canto – più “colto” che “popolare” – che con una certa naturalezza entrò a far parte dell’innodia della “repubblica” di Salò.

tratto da Canzoni contro la guerra